Bufale

Le bufale del M5s, quando l’ignoranza va al potere

di Luigi Marattin, 7 Giu 2017

In un’epoca complicata per l’informazione di massa e per il governo della cosa pubblica, sono due, a mio parere, i peccati mortali. Il primo è sfruttare la (forse inevitabile chissà, ma è un altro discorso) superficialità con cui il lettore medio affronta i contenuti che trova online per divulgare notizie false. E il secondo è avallare, con i propri comportamenti, l’idea secondo la quale si possa amministrare o governare la cosa pubblica senza sapere assolutamente un accidenti di niente.

Entrambi questi peccati mortali sono il core business del M5S, la più grande operazione mediatico-commerciale che la Repubblica abbia testimoniato.

L’inquinamento della rete del Movimento Cinque stelle

Il primo peccato mortale è il marchio di fabbrica della ditta: una sofisticata, sistematica e capillare attività di inquinamento della rete finalizzata a spargere notizie infondate.  L’attività si è evoluta nel tempo. Gli strateghi della disinformazione si sono accorti che la loro attività ha maggiormente successo quando si basa su un fatto vero, che però viene distorto ad arte. Due esempi?

A fine maggio 2016 1.449.000 italiani hanno dovuto, in sede di dichiarazioni dei redditi, restituire in tutto o in parte il “bonus 80 euro” perché non rientravano nei requisiti di reddito richiesti (cioè a fine anno hanno guadagnato più di 26.000 euro annui).

Allo stesso tempo, 1.621.000 lavoratori che pensavano di non averne diritto, lo hanno invece ex-post ricevuto. In totale, nel 2015, 11,3 milioni di lavoratori hanno regolarmente ricevuto il bonus.

In quei giorni, il M5S inondava la rete con la notizia che tutti gli italiani avrebbero dovuto restituire il bonus 80 euro, cogliendo sapientemente la parte della storia che meglio serviva il proprio fine, e occultando il resto.

Un altro esempio è di questi giorni. Dal 2005 Equitalia è autorizzata a pignorare le somme dei conti corrente nei confronti dei contribuenti che per anni non abbiano fatto alcun tipo di opposizione alle cartelle, nessuna richiesta di rateizzazione, nessuna contestazione, nessuna risposta.

Casi, evidentemente, estremamente residuali (e a cui è difficile esprimere solidarietà….se il fisco ti contesta una somma, e tu non ti fai vivo per anni neanche per esprimere le tue ragioni, cos’altro bisognerebbe fare?).

Dal 1 luglio, in conseguenza di un impegno preso dal governo Renzi, Equitalia sparisce e le sue competenze vengono riassorbite nell’Agenzia delle Entrate, in modo che la filiera accertamento-riscossione sia gestita in modo unitario ed efficiente. Il M5S – incredibilmente supportato, in questo, da autorevoli giornali – non si è lasciato sfuggire l’occasione e ha prontamente sparso la bufala che dal 1 luglio il fisco potrà quindi entrare nei nostri conti correnti come una sorta di Robin Hood al contrario.

Grillini: l’ignoranza come virtù

Il secondo peccato mortale – aver sdoganato l’ignoranza come virtù – è stato reso evidente qualche giorno fa in un noto talk show televisivo serale. Il conduttore, supportato da un giornalista de La Repubblica, chiedeva a Luigi Di Maio come avrebbero impostato le coperture della prossima Legge di Bilancio se, in caso di elezioni in autunno, il M5S si trovasse ad avere responsabilità di governo.

Di Maio ha detto che troverebbero facilmente 20 miliardi tramite due voci: lotta alla corruzione e taglio dei Consigli di Amministrazione delle partecipate pubbliche.

I due increduli giornalisti (certo non sospettabili di simpatie renziane) gli hanno fatto notare che “lotta alla corruzione” non è una copertura contabile che può essere inserita in un documento di bilancio.

Le bufale di Di Maio

Ridurre il costo delle forniture pubbliche – possibile effetto di attività corruttive illegali – implica azioni di centralizzazione degli acquisti, di benchmarking, di produzione di costi e fabbisogni standard e graduale implementazione, di aumento delle pene per la corruzione (tutte cose avviate dal Governo Renzi).

Se si vuole produrre risparmi da queste attività, intensificandole, va spiegato in dettaglio come e con qualche scadenza temporale. Perché cosi si fa, se si vuole essere forza di governo.

E che dire dell’altra idea, il taglio dei CDA. C’è da chiedersi cosa abbiamo mai fatto di cosi brutto nella vita per meritarci uno che neanche si è accorto che i) il taglio dei CDA è stato già fatto, sia dai provvedimenti degli anni scorsi che –da ultimo – dal decreto Madia di attuazione della riforma delle società partecipate ii) al massimo produce 20 milioni di risparmio, altro che 20 miliardi.

La credibilità è una brutta bestia, in economia e in politica. La si conquista lentamente, la si perde in un attimo. Poi, evidentemente, c’è chi non sa neanche cosa sia.

 

 

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