Economia

Debunking/ Abolire la legge Fornero? Meglio di no, ecco perché

di Redazione, 10 Feb 2018

“Azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile”. Un annuncio che suona più come una sorpresa dal retrogusto amaro: è questa l’idea dei leader del centrodestra per saziare la “fame” degli elettori nella immediata tornata elettorale in cui gli italiani saranno chiamati a scegliere il partito al governo del Paese. Uno slogan dopo l’altro che poco e niente hanno a che fare con i reali problemi dell’Italia e che sull’onda dei movimenti populisti punta alla “pancia” dimenticando però il pragmatismo: azzeramento della legge Fornero, innalzamento delle pensioni minime a 1000 euro, erogazione di una pensione per le mamme e delle generazioni future. Slogan, promesse: soprattutto promesse già perché realizzare quanto annunciano Salvini e Berlusconi non è possibile. Vediamo perché.

L’Inps: il suo funzionamento e la necessità di riforme stringenti

La spiegazione ab origine richiama il funzionamento dell’Istituto nazionale della previdenza sociale: un sistema pensionistico a ripartizione senza copertura patrimoniale, in altre parole, circa il 52% delle pensioni viene erogato ricorrendo alla fiscalità generale e non è coperto da un reale accantonamento dei contributi. A questo proposito è necessario richiamare il concetto di “patto intergenerazionale”, ovvero il procedimento attraverso cui le pensioni vengono erogate facendo ricorso ai versamenti contributivi delle generazioni successive ed è anche a causa di questo che il debito previdenziale contratto negli anni ’70 e ’80 è andato via via riversandosi sulle spalle dei nuovi nati. La necessità di creare delle riforme previdenziali sempre più stringenti nasce da questo e da qui anche la legge Fornero.

Come funziona la legge Fornero?

Il contesto storico-politico ed economico (fine 2011) in cui si inserisce la legge Fornero è stato particolarmente importante le finanze del Paese. In quell’anno la riforma pensionistica ha tentato di salvare i conti pubblici e prevedere l’applicazione del calcolo contributivo per tutti i lavoratori, anche per quelli che in base alla riforma Dini del 1995 sottostavano a un sistema di calcolo misto retributivo-contributivo. Quindi come si calcola ora la pensione? Non più in base agli ultimi stipendi percepiti ma in base ai contributi versati. Nello stesso ambito quindi l’aumento di un anno contributivo per le pensioni di anzianità e l’abolizione delle cosiddette quote. Tra le novità introdotte dalla riforma anche l’allungamento graduale dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private per allinearle a tutti gli altri e l’adeguamento all’aspettativa di vita a cadenza biennale dopo il 2019.

Gli esodati e lo scivolo

Una conseguenza della riforma Fornero è stata la nascita di una nuova categoria: gli esodati, ovvero lavoratori rimasti senza pensione e senza lavoro a causa di accordi di pre-pensionamento siglati con le proprie aziende che si sono visti di punto in bianco innalzare l’età pensionabile di svariati anni. A tutela di questa categoria è stato messo in atto uno “scivolo”.

Aboliamo la legge Fornero. Ma quanto ci costa?

La Ragioneria di Stato ha calcolato che l’abolizione della Legge Fornero verrebbe a costare oltre 23 miliardi nel solo primo anno di applicazione e andrebbe a bruciare quei 350 miliardi di risparmi cumulati fino al prossimo 2060. Il buco di bilancio più significativo si realizzerebbe nel decennio 2020-2030, in cui l’abolizione della legge costerebbe circa un punto di Pil all’anno (17 miliardi di euro) con un massimo di 1,4 punti nel 2020 (23,8 miliardi).

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