La Buona Scuola

L’iter della riforma che ha portato all’assunzione di 100.000 precari è stato molto lungo: è iniziato con un’ampia consultazione e non si è ancora concluso, lo scorso gennaio infatti il Governo ha approvato 8 dei 9 decreti attuativi previsti dalla ‘Buona scuola’. Ora i testi approderanno al Parlamento per eventuali modifiche e in Commissione Stato-Regioni per il parere.

Nel frattempo, un elemento importante è stato modificato dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. La trattativa è ancora in corso ma alla fine di gennaio è stata firmata una pre-intesa che impegna il ministero e i sindacati a trovare un accordo definitivo sulla mobilità dei docenti. Per la stagione 2017-2018 viene congelato l’obbligo di tutti gli insegnanti di restare per tre anni nella stessa sede. Vale a dire, per molti di loro, a centinaia di chilometri da casa. Si tratta di «una misura straordinaria», ha precisato la ministra dell’Istruzione.

I punti principali della riforma:

  • miglioramento dell’offerta formativa per gli studenti
  • piano straordinario di assunzioni (90mila già fatte)
  • risorse per la formazione e la valorizzazione dei professori
  • investimenti per edilizia scolastica e laboratori

1) Per gli studenti è prevista un’offerta formativa più ricca che guarda alla tradizione (più Musica e Arte), ma anche al futuro (più Lingue, Competenze digitali, Economia). Le scuole superiori potranno attivare materie opzionali per rispondere meglio alle esigenze educative dei ragazzi.

L’alternanza scuola-lavoro sarà garantita a tutti nell’ultimo triennio delle scuole superiori, licei compresi, e si potrà fare anche all’estero e nelle istituzioni culturali (400 ore obbligatorie per gli istituti tecnici e professionali, 200 per i licei. 100 milioni di euro già investiti dal Governo).

Se nell’anno scolastico 2014/2015, prima dell’obbligatorietà, gli studenti coinvolti erano 273.000 e il 54% delle scuole faceva alternanza, nell’anno scolastico 2015/2016 hanno partecipato 652.641 ragazzi, con un incremento del 139%. Le scuole che hanno fatto alternanza sono passate dal 54% al 96%. I percorsi di alternanza attivi sono passati da 11.585 a 29.437 (+154%). Le strutture ospitanti sono state 149.795 (+41%).

Gli studenti hanno fatto alternanza soprattutto in imprese (36,1% dei casi), a scuola con l’impresa simulata o svolgendo attività interne, ad esempio nelle biblioteche (12,4%), nelle pubbliche amministrazioni (8,5%), nel settore No profit (7,6%), e per la restante percentuale in studi professionali, ordini, associazioni di categoria. (dati MIUR)

2) La legge prevede un finanziamento aggiuntivo di 3 miliardi a regime sul capitolo istruzione e un piano di assunzioni per la copertura delle cattedre vacanti e il potenziamento della didattica. Sono 90mila le assunzioni già fatte.

3) 40 milioni all’anno dal 2016 per la formazione degli insegnanti, che diventa strutturale e basata su priorità nazionali indicate dal Ministero.

500 euro all’anno (carta del docente) a disposizione di ciascun insegnante per l’acquisto di libri, materiali, corsi, hardware e software, attività culturali utili per l’aggiornamento professionale.

Istituito un fondo da 200 milioni di euro all’anno per valorizzare il merito degli insegnanti. I criteri per la valutazione saranno stabiliti in ogni scuola da un Comitato presieduto dal dirigente scolastico e composto da tre docenti, due genitori (alle superiori un genitore più uno studente), un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale.

4) La Buona Scuola mette al centro l’autonomia scolastica, offrendo gli strumenti finanziari e operativi ai dirigenti per poterla realizzare. Le scuole avranno più risorse economiche: viene raddoppiato il loro Fondo di funzionamento (da 110 a 233 milioni di euro),  28 milioni per i laboratori creativi, 350 milioni per l’edilizia scolastica.

Grazie ad un finanziamento ad hoc, inoltre, sarà attivato un Piano nazionale per la scuola digitale, con risorse per la didattica e la formazione dei docenti: 350 milioni già investiti.

Più autonomia anche per i dirigenti scolastici (uno dei punti più discussi della riforma), che diventano “leader educativi”: saranno i promotori del Piano dell’offerta formativa e avranno la possibilità di mettere in campo la loro squadra individuando, sui posti che si liberano ogni anno, i docenti con il curriculum più adatto a realizzare il progetto formativo del loro istituto (la cosiddetta ‘chiamata diretta’).

Novità introdotte dai decreti attuativi:

  1. nuovo esame di maturità (solo due scritti, la carriera scolastica conterà di più nella votazione finale) e nuovo esame di terza media;
  2. riforma dell’intero segmento della scuola per i più piccoli (da 0 a 6 anni) con l’incremento al 33 per cento dei posti negli asili-nido e l’estensione completa della materna a tutti i bambini di età compresa tra 3 e 6 anni;
  3. nuove regole per l’assegnazione delle cattedre nella scuole medie e superiori: un percorso che in 5 mosse semplifica l’attuale iter e, nel giro di pochi anni, conta di portare in cattedra professori più giovani e meglio formati.
  4. nuovo approccio per il sostegno degli alunni disabili e in difficoltà, con meno burocrazia, tempi più rapidi per ottenere le certificazioni che danno diritto alle risorse, ma con docenti specializzati più preparati.
  5. nuove norme sul diritto allo studio che dovranno mettere in pratica il dettato costituzionale dell’articolo 34 attraverso i Lep: i Livelli essenziali delle prestazioni, fino ad oggi non omogenee nelle varie realtà regionali italiane.
  6. riforma degli istituti professionali con la ridefinizione degli indirizzi, delle articolazioni e delle opzioni per risolvere le sovrapposizioni con i percorsi dell’Istruzione tecnica e ridurre l’alto tasso di abbandono e di insuccesso scolastico.