Banche Popolari

Una benefica scossa alle Banche Popolari

Le Popolari, un punto di forza del nostro sistema bancario

La Riforma

Riforma di cui si è discusso per oltre 20 anni, con diverse sollecitazioni pervenute nel tempo dalla Banca d’Italia, dall’AGCM, dall’OCSE e dal FMI.

Un sistema di credito cooperativo a vocazione mutualistica è presente in moltissimi paesi. In Italia, le due forme in cui si è articolata la cooperazione bancaria sono le banche di credito cooperativo e le banche popolari, che si dividono in due classi distinte: da una parte quelle che hanno mantenuto una dimensione contenuta e operano sul territorio, dall’altra i gruppi bancari di grandi dimensioni che operano su vasta scala e che di norma hanno una capogruppo quotata in borsa.

Il sistema di corporate governance delle banche popolari, oggetto del provvedimento, ha caratteristiche particolari: il principio del voto capitario, in base al quale ciascun socio, a prescindere da numero valore delle azioni in suo possesso, dispone di un solo voto; la fissazione di un limite al possesso di azioni della banca da parte di ciascun socio (non più dell’1% del capitale sociale); l’istituto del gradimento di nuovi soci, per cui le domande di ammissione possono essere rigettate dal Cda.

Il provvedimento interviene riducendo il novero delle banche popolari che possono mantenere la forma cooperativa a quelle la cui dimensione (totale dell’attivo di bilancio) non sia superiore a 8 miliardi. Le altre hanno 18 mesi di tempo per trasformarsi in S.p.A. (o per tornare sotto la soglia degli 8 miliardi), pena provvedimenti dell’Autorità di vigilanza. Le banche sopra la soglia potranno realizzare concentrazioni con altri intermediari creditizi, purché compiuta l’aggregazione ne risulti comunque una S.p.A.

L’intervento ha come obiettivo la volontà di valorizzare uno dei punti di forza del sistema bancario italiano, incrementando il grado di stabilità complessiva dell’intero sistema creditizio. La conversione in S.p.A. e il superamento dei tre istituti citati consentono alle banche di poter reperire più agevolmente risorse sul mercato di capitali, accrescendone l’attrattività rispetto agli investitori, e al tempo stesso di favorire una maggiore trasparenza e il ricambio della governance.

FAQ

Q. Le banche popolari rischiano di perdere il contatto con il territorio, che farebbe venir meno i vantaggi dal contatto diretto con la clientela di riferimento.

R. Le banche popolari più grosse, che sono oggetto del provvedimento, sono nei fatti già oggi lontane dal modello di “banca del territorio”: non è più vero, per questi grandi istituti, che l’attività creditizia rimane in larga parte circoscritta entro il territorio in cui la banca opera.

Q. Aggregare gli istituti bancari può avere ricadute occupazionali in un settore che ha già perso 30.000 unità in cinque anni.

R. La minaccia occupazionale deriva, nel settore bancario, non dalle pratiche volte ad aumentarne l’efficienza, la produttività e il contenimento dei costi di gestione, ma dalla assenza di tali provvedimenti. Inoltre, un sistema bancario più efficiente e funzionale ha effetti positivi, indiretti, sull’intero tessuto industriale.